“The Show That Wasn’t (Final Silence Tour)”

scritto da Beppe Tritone
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Autore del testo Beppe Tritone

Testo: “The Show That Wasn’t (Final Silence Tour)”
di Beppe Tritone

Le ultime date non avevano più un senso.

E quindi erano perfette.

Suonarono in un supermercato chiuso.

Corsia 4: detersivi e disperazione.

Rex annunciò:

«QUESTA È PER VOI!»

Non c’era nessuno.

Suonarono lo stesso.

Le casse automatiche si accesero da sole.

BEEP.

Unico applauso sincero del tour.

Suonarono in un teatro abbandonato.

Poltrone rotte.

Sipario stanco.

A metà set, le sedie scricchiolarono.

Come applausi vecchi.

Lenny fece un assolo.

Per la prima volta… corto.

Suonarono in una stazione senza treni.

Gente seduta.

Nessuno partiva.

Snake guardò i binari.

«Siamo fermi.»

Io, Metal Queen II, lo sapevo già.

Ogni sera diventavano meno.

Non come numero.

Come idea.

Crash contava meno.

Lenny suonava meno.

Snake parlava meno.

Rex…

brillava meno.

Poi arrivò l’ultima data.

Non annunciata.

Non pubblicizzata.

Non necessaria.

Un garage.

Porta mezza rotta.

Una luce sola.

Cartello scritto a mano:

HAIR DISASTER – FINALE

Pubblico:

tre persone.

forse quattro.

un cane.

Eddie “Cash” Montana era lì.

Piangeva.

Non si sa perché.

I New Disaster… fuori.

In silenzio.

Rex prese il microfono.

Lo guardò.

A lungo.

«Facciamo tutto», disse.

Salirono sul palco.

Io spensi i fari.

Per rispetto.

Partirono.

Setlist completa.

Tutta.

Ma…

strana.

Le canzoni iniziavano e finivano subito.

Assoli accennati.

Urla sussurrate.

Ritornelli… pensati.

Crash contava.

Ma piano.

Snake suonava.

Ma distante.

Lenny toccava le corde.

Come se salutasse.

Rex cantava.

Per sé.

Il pubblico non capiva.

Finalmente.

Il cane restò.

A metà concerto, successe qualcosa.

Silenzio.

Totale.

Nessuno suonava.

Nessuno parlava.

Rex guardò gli altri.

«Questo è il pezzo migliore», disse.

Nessuno rise.

Finirono così.

Senza finale.

Senza applauso.

Senza senso.

Perfetto.

Il giorno dopo uscì un articolo.

Carl Flannel.

“Gli Hair Disaster hanno suonato per nessuno. Finalmente, erano liberi.”

Sul bus, ultima notte.

Rex guardava fuori.

Snake chiudeva gli occhi.

Lenny non suonava.

Crash non contava.

Io guidavo.

«È finita?» chiese Rex.

Silenzio.

Poi dissi:

«Avete esistito.»

Pausa.

«Basta quello.»

Il sole salì.

Piano.

Nel 1991, mentre il mondo cambiava musica,
una band glam suonò fino a sparire.

Non vinsero.

Non persero.

Diventarono qualcos’altro.

E nessuno capì cosa.

Fine.

Postfazione – “Dove Sono Finite le Loro Ombre”

(trascrizione parziale da un documentario mai trasmesso, 2003)

Nessuno sa esattamente quando gli Hair Disaster si sciolsero.

Perché non si sciolsero.

Semplicemente… smisero di succedere.

 Rex Vanity

C’è chi dice che viva a Las Vegas.

Fa il cantante in un locale senza nome, senza insegna, senza pubblico fisso.

Canta ancora.

Sempre.

Anche quando non c’è nessuno.

Un tecnico giura di averlo sentito dire:

«Il pubblico arriverà.»

Il tecnico non è mai tornato.

 Lenny Sparks

Scomparso.

Ma ogni tanto, nei negozi di strumenti usati, compare una chitarra con le corde consumate solo al centro.

Il negoziante dice:

«È passata di qui una settimana fa.»

La settimana scorsa.

Sempre.

 Snake

Si dice che insegni basso.

A nessuno.

Tiene lezioni in una stanza vuota.

Parla di tempo.

Di pause.

Di quando non suonare.

Gli allievi non si vedono.

Ma qualcuno paga.

 Crash

Ultima segnalazione:

una lavanderia automatica in Nebraska.

Un uomo seduto.

Conta.

Le lavatrici girano.

«Uno. Due. Tre.»

Non torna.

 Metal Queen II

Io sono ancora qui.

Parcheggiato da qualche parte tra una città e un ricordo.

Ogni tanto qualcuno sale.

Gira la chiave.

Io non parto.

Non più.

Perché i tour finiscono.

Ma le storie…

no.

L’Album

“Nothing Sounds Like Us Anymore”

Non è mai diventato famoso.

Ma ogni tanto compare.

In cassette senza etichetta.
In vinili senza copertina.
In file audio con nomi sbagliati.

Chi lo ascolta dice sempre la stessa cosa:

«Non so se è bello… ma mi riguarda.»

E poi lo perde.

Il Culto

Esiste ancora.

Piccolo.

Confuso.

Fedelissimo.

Si ritrovano in posti sbagliati.

Applaudono nei momenti sbagliati.

Cantano canzoni che non ricordano.

E aspettano.

Cosa?

Non lo sanno.


Ultima voce

C’è una teoria.

Che gli Hair Disaster non siano mai esistiti.

Che siano solo il ricordo di un’epoca che non voleva finire.

Che siano il rumore che fa il passato
quando il futuro cambia canzone.

Io non lo so.

Io li ho portati in giro.

E questo, per un bus,
è abbastanza.

Fine davvero (forse).

“The Show That Wasn’t (Final Silence Tour)” testo di Beppe Tritone
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